Che storia ha il mais marano

Il mais è un pianta particolarmente legata alla storia della campagna veneta e vicentina: è la quarantina, il mais dei nostri nonni. La sua storia è fatta di povertà, di lotta quotidiana, di miseria. Nessun cibo è stato universale come la polenta e nessun altro cibo ha salvato interi popoli dalla carestia e dagli orrori della fame come la polenta.

La grande diffusione della polenta nella dieta delle genti contadine è d'altra parte una costante della tradizione alimentare di questa terra, alimentata dalla grande disponibilità di una pianta, il granoturco, e dalla sua farina. Anzi, a detta degli esperti, il Marano è una varietà di mais dalla quale si ricava la miglior farina di granoturco per la preparazione della polenta. 

La varietà fu creata dall'agricoltore Antonio Fioretti che, nel 1890 decise di incrociare nel suo podere due varietà di mais locali, il Pignoletto d'Oro proveniente da Rettorgole di Caldogno, e il Nostrano, nella speranza di adattare al meglio la pianta alle terre ghiaiose del Leogra, coniugando la qualità del primo alla resa del secondo.

La sua si rivelò un'intuizione molto felice. Nel 1924 il Marano era, però, ancora pressoché sconosciuto fra gli esperti. Ma negli anni successivi la sua fama andò progressivamente divulgandosi. Nel 1939 apparve su di esso uno studio su una rivista, "L'Italia agricola" di Roma, del professore Tito Vezio Zapparoli, che ne definì le caratteristiche e il valore. Dopo un'attenta opera di selezione durata vent'anni, nacque infatti il nuovo granoturco.  La coltivazione del Mais Marano si era già diffusa in gran parte del Nord Italia, anche se nel dopoguerra, con la graduale scomparsa della polenta dalle tavole, il prodotto conobbe una forte crisi, aggravata dall'arrivo di molti mais ibridi provenienti dagli Usa in grado di garantire una resa assai più elevata.

Caratteristiche del prodotto

Il Mais Marano si distingue dalle altre varietà per la limitata produttività delle piante, circa 40 quintali per ettaro, e il caratteristico sapore della polenta con essa prodotta.

Nella zona di Vicenza tale mais era soprannominato maranello ricordando il luogo di origine.

La pianta presenta un'altezza attorno ai 167 cm, con l'inserzione della spiga a 86 cm. Bassa e di buona robustezza, si adatta a terreni leggeri, matura precocemente e la sottigliezza del tutolo ne riduce la percentuale di scarto. La resa alla macinazione è del 65%. Ha il privilegio di poter essere piantata fino ai primi di giugno, liberati i campi da altre colture.

Le spighe, di piccola taglia e di forma molto cilindrica, hanno ranghi a spirale regolare e un colore rosso tendente all'arancione; generalmente non sono più lunghe di 20 centimetri, mentre il tutolo si presenta completamente bianco. La cariosside presenta frattura vitrea.  I semi sono di dimensione ridotta rispetto alle altre varietà.

Presenta un intervallo tra l'emergenza e la fioritura maschile di 51 giorni, con quella femminile di 56 giorni.

Caratteristiche organolettiche
La farina del Mais Marano ha un colore arancione intenso screziato dalle caratteristiche pagliuzze marroni. Da questa i ottiene una polenta morbida e saporita, accompagnabile a una varietà di altri piatti. Per decenni la polenta è stata l'alimento principale della dieta contadina.